Cosa si muove dietro una decisione

La decisione è un’azione che si mette in atto in ogni individuo quando si devono affrontare delle sfide, complesse o semplici, nei diversi ambiti: personali, familiari, professionali, sociali.
Per migliorare, nel quotidiano, le nostre capacità decisionali è utile approfondire due aspetti essenziali:

  • Approfondire i meccanismi delle funzioni cognitive che regolano i meccanismi decisionali.
  • Apprendere come la funzione emotiva influenzi l’analisi dei problemi e le conseguenti scelte.

Il processo decisionale può essere considerato come il risultato di processi mentali, cognitivi ed emozionali, che determinano la selezione di una linea di azione tra diverse alternative.

Il neuroscienziato Damasio, nel suo libro Emozioni e Coscienza, sostiene che: “…Importanti pubblicazioni sulla fisiologia delle emozioni ci dicono che le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella presa di una decisione, e tutto ciò che noi crediamo deciso razionalmente in realtà fa riferimento a una memoria emotiva, che si basa sui vantaggi e svantaggi registrati in passato rispetto a una certa esperienza o azione…” Sempre Damasio: “…Quando una scelta ci sembra che avvenga in maniera razionale viene attivata la corteccia cerebrale, questa attinge al nostro database di memoria che archivia gli eventi classificandoli in base alla loro rilevanza emotiva…”

Damasio ha inoltre portato alla luce la teoria del marcatore somatico, quest’ultimo permetterebbe di correlare gli esiti di un’azione con la risposta emozionale primaria e di anticipare questa risposta in altre situazioni simili trasformandole in emozione secondaria. Questo accadrebbe perché fra certe situazioni complesse e le risposte somatiche viscero-emozionali, associate alle stesse situazioni, rilevate dal cervello limbico e trasmesse alla corteccia somato-sensoriale e insulare, si viene a formare una rappresentazione modificata dello schema corporeo legata alla reazione emotiva. Se si viene privati di questo marcatore somatico, la decisione potrà risultare lenta da non consentire un’appropriata e rapida decisione.

È importante, a questo proposito prima di andare avanti, fare un inciso per conoscere il significato delle emozioni, quelle primarie, che sono emozioni innate riscontrabili in qualsiasi popolazione, definite anche universali e quelle secondarie che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

Anche Kahneman, psicologo israeliano, vincitore del Premio Nobel per l’economia, sostiene nel suo libro:” Pensieri lenti e veloci” che le nostre scelte non sono esclusivamente razionali. Egli afferma che la mente umana è caratterizzata da due processi ben distinti definiti: Sistema 1 e Sistema 2.

Il Sistema 1 è considerato primitivo, inconsapevole e automatico. E’ sempre attivo non lo controlliamo, intuitivo, impaziente velocissimo e impulsivo. Usa poca energia e può svolgere più compiti contemporaneamente e viene influenzato molto facilmente.

Il Sistema 2 invece è consapevole, razionale, metodico e cauto.
Non riesce ad occuparsi di più processi al medesimo tempo, è lento e riflessivo.
In una situazione normale, il Sistema 2 se opportunamente incentivato, può riuscire prendere il sopravvento sul Sistema 1; ma se ci sono delle emozioni forti di mezzo, è difficile scavalcare il Sistema 1; allo stesso modo, se il Sistema 2 è già occupato in un altro processo, lo scettro resta saldamente in mano al Sistema 1. Come se non bastasse, il Sistema 2 non funziona bene sotto pressione.
Chi invece risulta più influenzato dal Sistema 1, tende a essere influenzabile in modo più facile,

in virtù della sua ridotta capacità critica, ed è più impulsivo, impaziente e desideroso di soddisfazioni immediate.

L’umore condiziona le nostre decisioni.

Quando siamo felici e bendisposti, il Sistema 1 tende ad avere il pieno controllo, dando così pieno sfogo al nostro intuito.
Se il nostro umore è più nero, invece, il Sistema 2 inizia a farsi più presente e a prendere più spesso il controllo.
Una persona giù di morale, dunque, potrebbe essere tendenzialmente più razionale di una persona che sprizza gioia da tutti i pori.
Buone notizie arrivano da Salati e Leoni nel loro libro: “Neuroscienze e Management ” i quali sostengono che: “L’irrazionalità umana è molto sistematica e quindi si può ovviare agli errori con alcuni accorgimenti a partire da una migliore conoscenza di sé. Tutto passa attraverso una buona consapevolezza dei propri processi mentali, un’etica rigorosa nei comportamenti e uno spazio necessario, oggigiorno spesso negato, per la riflessione e la concentrazione per decidere in modo efficace.”

Quando prendiamo una decisione dobbiamo sempre pensare
alle conseguenze che essa avrà sugli altri.
Albert Acremant

Anna Ercoli & Andrea Jotti
Soul in Action for Happy Solutions

Contattaci Contattaci