Come allenare la felicità per una vita piena

Avere un’esistenza appagante è desiderio di tutti, si sogna di avere una vita senza difficoltà, ombre, malesseri che invece possono essere elementi utili perché pregiudicano la capacità di poter riconoscere e amare le cose buone di ogni giorno, alcune volte grandi come la nascita di un bimbo, un nuovo lavoro, un amore, altre piccole come un tramonto, una passeggiata in montagna, vedere il mare, l’odore del pane appena sfornato.

Non esiste una formula matematica da applicare per essere felici, perché tutto è molto soggettivo, siamo pezzi unici, anime diverse. Per questo motivo “essere felici” non è un sogno che non si possa realizzare, al contrario è un sogno che si realizza come scelta quotidiana, come impegno che possiamo legare a gesti piccoli e potenti, come uno sguardo amorevole, un sorriso, un abbraccio, per poi progredire e rendere persistente lo stato di gioia, felicità, all’interno del nostro essere, anche quando si manifestano delle difficoltà che arrivano dal mondo esterno.

Esiste un detto che dice: “Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà”.

Questa frase può essere considerata una regola per vivere bene?

È importante tenere a mente che la risposta si trova anche nella fisiologia del cervello umano: mente e corpo sono in connessione tra loro, al punto che: come afferma la Programmazione Neuro Linguistica (PNL), anche i semplici movimenti o la postura influenzano pensieri ed emozioni. Il cervello, con il suo sistema centrale e periferico, riveste il compito di guida per interpretare i messaggi che arrivano dall’organismo, facciamo un esempio: se gli angoli della bocca si sollevano verso l’alto, l’indicazione che arriva con questo movimento è un sorriso, il che mette in circolazione la trasmissione di sensazioni positive o di gioia, mentre di fronte a una postura del volto imbronciato, il cervello risponde con l’emissione di emozioni tristi o malinconiche.

Sono molti i filosofi che hanno portato attenzione al tema della felicità: Aristotele affermava che solo coltivando e sviluppando le proprie virtù si potrà raggiungere la felicità, mentre Epicuro affermò che l’equilibrio e la temperanza danno luogo alla felicità; da Platone ad Heidegger la felicità è una via d’uscita contro la morte.

Nell’ambito della psicologia Martin E.P. Seligman, fondatore della psicologia positiva, la disciplina che studia come migliorare il proprio benessere individuale, ha dimostrato che per essere felici possiamo intervenire con semplici azioni quotidiane. Sonja Lyubomirsky del dipartimento di Psicologia dell’Università della California afferma che la felicità induce a provare emozioni positive che dipendono da tre fattori:

  • La felicità ereditaria, che incide per il 50%
  • Le felicità legata al proprio vissuto, che è un 10%
  • La felicità ottenuta da fattori sotto il nostro controllo, che incide per il 40% sul totale

Quest’ultimo punto è quello che possiamo incrementare maggiormente.

Per gli scienziati la felicità è data da una serie di reazioni chimiche che avvengono nel cervello e coinvolgono sostanze che ci fanno provare sensazioni di benessere come la dopamina, la serotonina, l’ossitocina e le endorfine.

Il 28 giugno 2012 l’Assemblea generale dell’ONU ha istituito la giornata della felicità che si celebra il 20 marzo, perché ritiene che sviluppare questo stato d’animo sia importante come scopo per l’umanità. Diventa quindi una sfida quotidiana coltivare i propri sogni, speranze e affetti influenzando così anche chi ci è intorno.

Persino l’OMS ha affermato e portato attenzione al tema, confermando come sia importante la felicità per migliorare la salute.  Essa ha proposto un esperimento/studio includendo 53 paesi europei per sapere quanto sono felici. Gli indicatori di rilevazione sono quattro che sono considerati oggettivi e 1 legato alla soggettività dell’individuo.

I quattro indicatori oggettivi sono: tessuto sociale, sicurezza economica, ambiente naturale e quello costruito dalle persone (rapporti) e infine l’educazione. L’unico indicatore che rappresenta la misurazione soggettiva, più difficile da misurare che è: la soddisfazione personale.

Michael Marmot dell’Institute of Health Equity dell’University College di Londra sostiene che: ”Bisogna fare attenzione però a mischiare salute e benessere. Sono concetti che in parte si sovrappongono, ma non sono identici”.

Ma come possiamo aumentare il nostro tasso della felicità  e quello di chi ci sta intorno?

Ecco alcuni spunti su cui riflettere ed agire:

  • Nutrirsi in modo sano e naturale
  • Praticare un’attività sportiva che ci piace
  • Essere grati per ciò che abbiamo (realizzare un diario giornaliero sulla gratitudine)
  • Dare una direzione alla nostra vita
  • Ascoltare musica
  • Sviluppare relazioni sociali positive
  • Spendere in esperienze, non in oggetti
  • Essere presenti nel qui ed ora apprezzando le cose belle che la vita ci dona quotidianamente
  • Meditare
  • Divertirsi a trasformare i pensieri negativi in positivi
  • Gestire le emozioni

La felicità è una scelta che bisogna saper coltivare anche se spesso la vita ci allontana da questo stato dell’essere perché certe sofferenze possono trattenerci nella gabbia del dolore, così senza renderci conto, anche se è passato tempo dall’evento dolente, lo rievochiamo nel pensiero mantenendolo vivo. Per lasciare andare l’afflizione che tratteniamo dobbiamo trasformarla in dono o insegnamento in modo che possiamo ritrovare e  stare in compagnia di emozioni che donano benessere e salute.

La felicità è una direzione, non un luogo.
(Sydney J. Harris)

Anna Ercoli & Andrea Jotti
Soul in Action for Happy Solutions

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