Emozioni. La tristezza

Non si può impedire agli uccelli della tristezza di passare sopra la tua testa,  ma si può impedire loro di fare un nido nei capelli.
(Proverbio cinese)

La psicologa Vanda Zammuner sostiene che la tristezza è un’emozione interessante ma oscura.

Nella ruota delle emozioni di Plutchik la tristezza si trova in opposizione alla gioia, compresa tra due emozioni secondarie che sono: il rimorso e la delusione. La prima è la tristezza che proviamo di fronte ad un errore che abbiamo commesso, mentre la delusione è la percezione di una mancanza causata da una fonte esterna.

La tristezza appartiene alla classe dell’emozioni primarie, risposte innate agli stimoli che tutti esprimiamo, anche se in forme molto elementari, fin dalla nascita.

Le reazioni a questa emozione sono prevalentemente:

  • Parlare del proprio dolore
  • Tenere tutto dentro
  • Reprimerlo

La tristezza si esprime con sfumature affettive: abbattimento, pena, malinconia, solitudine, disperazione, cupezza, autocommiserazione, dolore.
Della tristezza spesso si ha paura perché essa ha il compito di rompere l’idea che abbiamo di noi stessi. La sua tonalità scura riesce a spezzare le nostre certezze creando uno spazio vuoto per farci rinascere.

È di Erich Fromm la frase: “Non si può essere profondamente sensibili in questo mondo senza essere spesso tristi.”

Potremmo quindi affrontare la tristezza in modo diverso; quando la riconosciamo dobbiamo accoglierla, lasciando da parte pensieri o ragionamenti, perché le emozioni sono momentanee e ci dicono qualcosa proprio nel momento in cui le stiamo provando.
Essere tristi non significa essere depressi, le due cose sono molto diverse, la tristezza è un’emozione, la depressione è un disturbo psicologico, caratterizzato da una particolare disposizione affettiva e mentale.
Spesso si ha paura di questa emozione, soprattutto se nella nostra storia personale siamo stati soli e la scelta è stata di non entrare in contatto con la tristezza, negandone l’esistenza per proteggersi dal rischio di sentire la solitudine che apre le porte al dolore.

La psicoterapeuta Francesca Romana Puggelli scrive che: “… la tristezza è antitetica alla collera anche se, a livello di motivazioni profonde in realtà entrambe si configurano come una richiesta all’altra persona di aiuto e di attenzione: la rabbia, utilizza un approccio aggressivo per forzare una reazione nell’interlocutore; la tristezza ne usa invece uno completamente passivo, ma per realizzare lo stesso obiettivo.”

La tristezza appare quando ci viene a mancare qualcosa a cui eravamo legati oppure quando ci separiamo da qualcuno. Essa ci segnala che il nostro sistema di attaccamento si è attivato. Questo sistema è importante perché consente di segnalare all’altro il bisogno di volere la sua presenza come parte fondamentale delle nostre relazioni affettive come punto di riferimento per il nostro piano esistenziale. Dobbiamo avere coraggio per esprimere a noi stessi e poi agli altri che ci troviamo in uno stato di vulnerabilità e di conseguenza non riusciamo a essere centrati.

Quando sei felice ti piace la musica. Ma quando sei triste capisci i testi.
Anonimo

Il messaggio base della tristezza è di accettare qualcosa così come è, questa emozione ha tempi di elaborazione più lunghi rispetto alle altre, l’azione da mettere in atto è proprio quello di accettare il suo attraversamento, potremmo associarla all’immagine di un utero materno, in cui il feto rimane in gestazione per nove mesi. Lo stato di chiusura a cui si deve sottostare, se riusciamo a capirlo, è uno dei momenti di maggiore potenzialità creativa che ci possano essere, perché da qui l’origine di una nuova vita. Quindi raccogliendoci possiamo agevolare la capacità di analisi e riflessione profonda, sugli eventi della vita, trovando un “senso” a ciò che accade.
Rimanere nella tristezza deforma la realtà, è come sbattere contro un muro, per non voler cambiare strada, nell’illusione che prima o poi le cose andranno come la pensiamo noi.
Il pianto è un importante valvola di sfogo, non sempre arriva ma, se si ha voglia di piangere meglio assecondare il bisogno.

Leggere oppure scrivere parole che rilasciano la nostra emotività permette di sintonizzarci con la nostra parte interiore, attivando in questo modo il potere catartico che sprigiona nuove possibilità ed energie.

La tristezza è fondamentale per elaborare eventi spiacevoli che ci accadono, ha anche la potenzialità di agire come stimolo al cambiamento teso a raggiungere un nuovo equilibrio, un nuovo assetto, mostrandoci così nuove prospettive alle quali prima non si portava attenzione.

Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre.
(Tratto da “Preghiera della torre” – Tommaso Moro)

Anna Ercoli & Andrea Jotti
Soul in Action for Happy Solutions

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