Emozioni. La sorpresa

L’emozione è un dono che giunge di sorpresa, un enunciato mitico più che una proprietà umana. Essa annunzia un movimento nell’anima, è l’enunciazione del processo in atto in un mito che noi possiamo percepire nelle immagini fantastiche che accompagnano l’emozione.
(James Hillman)

La sorpresa è un’emozione primaria, fa parte di quel corredo emozionale innato che abbiamo fin dall’inizio della nostra esistenza.
Essa dura pochissimo, il tempo necessario per connettersi ad una successiva emozione che determinerà un nuovo stato che potrà essere di gioia, felicità oppure rabbia, tristezza, paura, disgusto, a secondo dell’evento ad esse legate.
In modo metaforico la sorpresa può essere paragonata al “lampo” che dura brevi secondi, prima che si scateni il tuono caratterizzato da un tempo prolungato in quanto alleato ad un’emozione diversa che regge l’evento rivelato.
La sorpresa è considerata un’emozione piacevole donando all’individuo che la sta provando una sensazione di testa vuota.

 La sorpresa ha altre connotazioni affettive: shock, stupore, meraviglia, trasecolamento.

In ambito educativo la sorpresa, lo stupore, la meraviglia sono connotazioni affettive prese in seria considerazione per stimolare il piacere di apprendere nei bambini, esse sono legate allo sviluppo della curiosità, elemento chiave e importante per attivare l’attenzione, mettere in atto comportamenti che agiscono sull’esplorazione, la ricerca e sul porsi domande.
Si potrebbe affermare che la sorpresa è contrapposta alla paura che frena, blocca, congela mentre la sorpresa spinge a ricercare, ad andare verso l’ignoto, attivando spesso un desiderio irrefrenabile, pensiamo a un libro che ci coinvolge e non vediamo l’ora di sapere come andrà a finire, stesso si può dire di un film, oppure di uno scienziato che viene mosso dalla sorpresa per provare nuovi esperimenti e validare tesi dove nessuno è riuscito ancora.

Secondo Platone e Aristotele la sorpresa è all’origine della filosofia.

Platone affermava: «È proprio del filosofo questo che tu provi, di esser pieno di meraviglia; né altro cominciamento ha il filosofare che questo».

Aristotele a questo proposito nella sua opera “Metafisica” scrisse: «… gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica…»

Nel giornale Psicologia.it. è scritto che per la sorpresa: “…è stata svolta una ricerca degli studiosi Vishnu P. Murty, Kevin LaBar e Alison Adcock dell’Università di Duke, a Durham, condotta mediante risonanza magnetica funzionale (fMRI) con l’obiettivo di studiare l’emozione della sorpresa. Nello specifico si trattava di un esperimento durante il quale i partecipanti dovevano realizzare un compito alla fine del quale in alcuni casi era prevista una ricompensa (guadagno di soldi) in altri invece un castigo (scariche elettriche irritanti, ma non dolorose) e mentre i volontari realizzavano i compiti, all’improvviso, compariva uno stimolo inaspettato. Durante l’esperimento i cervelli dei partecipanti erano monitorati in tempo reale tramite risonanza magnetica funzionale e pertanto è stato possibile osservare le regioni cerebrali attivate. In coloro che realizzavano il compito positivamente motivati, quello stimolo inaspettato e cioè sorprendente provocava l’attivazione dell’ippocampo (regione che partecipa al processo di memorizzazione a lungo termine) e della corteccia prefrontrale ventromediale. In coloro invece che si aspettavano un castigo alla fine del compito la sorpresa attivava altre regioni del cervello, in particolare una zona della corteccia vicino all’ippocampo ed alla corteccia orbitofrontale. Quindi zone prossime a quelle attivate dall’effetto sorpresa con ricompensa ma diverse…”

Lo stupore quindi è quella sensazione inaspettata che può pervadere l’anima di fronte a paesaggi o tramonti mai visti, alle belle notizie, emozione questa che ha la capacità di riconnetterci alla propria parte infantile. Mentre la capacità di meravigliarsi dovrebbe essere presente in ogni fase della vita, perché rende vivi in questo piano di esistenza.

Ogni anno, il 10 marzo, viene celebrato il “Day Of Awesomeness”, “La Giornata Internazionale della Meraviglia” per ricordare che quest’ultima può celarsi anche nella routine quotidiana, l’importante è saperla cogliere.

La cosa importante è non smettere mai di domandare. La sorpresa, la meraviglia, hanno motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell’eternità, della vita, della struttura della realtà. È sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità.
(Albert Einstein)

Anna Ercoli & Andrea Jotti
Soul in Action for Happy Solutions

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