Emozioni. La gioia

Perché cerchi la gioia fuori da te? Non sai che la puoi trovare solo nel tuo cuore?
(Rabindranath Tagore)

La gioia fa parte delle emozioni primarie, e fra queste è l’unica “positiva”.
Nella etimologia sanscrita, la gioia deriva dal termine “yuj” che viene tradotto: “Unione dell’anima individuale con lo spirito universale”. Ha quindi un significato molto ampio che mette insieme la connessione del singolo individuo con tutta l’umanità e l’intero universo.

Nella cultura occidentale moderna questa visione della gioia si è persa lasciando spazio a una visione della gioia collegata alla soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo personale o per la conquista di un bene materiale.
Le sfumature di questa emozione possono essere tante come tanti sono i sinonimi nel linguaggio comune: felicità, allegria, entusiasmo, beatitudine, godimento, soddisfazione, sollievo, entusiasmo, euforia. I nomi sono sempre legati al grado di intensità che si prova con questa emozione così viva.
La gioia viene spesso accompagnata con l’emozione della felicità. Vi sono però alcune differenze: la gioia sgorga dall’interno e non necessariamente è legata ad eventi esterni positivi, mentre al contrario la felicità è legata ad un ambiente positivo e favorevole. In alcune condizioni gioia e felicità convivono.

Quando sperimentiamo la vera gioia sorridiamo, ci sentiamo fisicamente attivi, piangiamo, agiamo un respiro profondo, intenso, amiamo tanto questo tipo di energia che vorremmo prolungarla per renderla eterna; è una energia potente che spinge a essere curiosi, a migliorare, rendere creativo l’individuo, stimolandolo ad aprirsi e crescere.

La gioia, dal punto di vista fisiologico, si attiva attraverso il nucleus accumbens composto da un raggruppamento di neuroni, presenti in ciascun emisfero, il quale sembra essere determinante nei processi per raggiungere le sensazioni di piacere, della risata, e perfino nei meccanismi che determinano l’effetto placebo. Inoltre, ha uno stretto legame con il neurotrasmettitore della famiglia delle catecolamine chiamata dopamina, anch’essa coinvolta nella percezione del piacere e non solo.

Barbara Fredrickson, psicologa dell’Università del North Carolina (Usa), ha indicato per la gioia due fini importanti: la riduzione degli effetti dan­nosi che le emozioni negative possono dare, aiuta infatti a ripren­dersi prima delle loro conse­guenze, e l’allargamento dei confini di pensiero, aumentando la flessibilità, migliorando l’elaborazione delle informazioni, rendendoci più creativi.
Essendo la gioia un’emozione estremamente positiva è importante esprimerla anziché inibirla, quindi allenarsi alla positività è importante, come è importante sviluppare intelligenza emotiva per esprimere ciò che si sente; bloccare le emozioni che vivono nel corpo, col tempo può sviluppare sofferenza arrivando fino a provocare disturbi psichici.

Ma quali sono i comportamenti, le azioni, che si possono mettere in atto per allenarci alla positività, al benessere, stimolando l’emozione della gioia e le altre possibili tonalità affettive positive?

L’OMS sostiene che il benessere è quello stato nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali per rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, adattandosi costruttivamente alle condizioni esterne e ai conflitti interni.
Esiste anche una disciplina di recente acquisizione, nell’ambito delle scienze psicologiche, nata negli anni ‘90 che si interessa in modo scientifico alla realizzazione e al benessere delle persone e della collettività, anziché ai loro problemi e alle loro sofferenze, infatti si pone come obiettivo quello di aiutare le persone che stanno bene a sentirsi meglio.

Tante le modalità per favorire benessere attraverso azioni positive:

  • Aumentare, nel proprio linguaggio, le parole positive
  • Ridurre le critiche verso se stessi e gli altri
  • Allenare la gratitudine, gioire per le piccole cose
  • Attivare la generosità
  • Accrescere la capacità di sorridere
  • Risvegliare il bambino interiore
  • Ascoltare i propri bisogni e desideri
  • Mangiare sano
  • Fare attività fisica
  • Stare nel qui e ora
  • Coltivare la bellezza

Tutto questo e molto altro si può fare quando scegliamo di volerci bene, proprio così, dietro a tutte queste azioni esiste il desiderio di rispettarsi, amarsi, volersi bene per poter esprimere tutta la propria individualità così da liberare gioia, felicità, entusiasmo, diventando contagiosi anche per gli altri.

Pablo Neruda, ha scritto una poesia in cui chiede di non essere interrotto nel suo “stato di grazia”, bello e appagante. La felicità è tutto quello che desidera, ritrovandola nel momento presente, assaporandola fino in fondo, indipendentemente da tutto ciò che accade intorno.

Neruda parla di felicità ma per come si è espresso sembra che stia provando gioia!

Ode alla gioia di P. Neruda

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

Anna Ercoli & Andrea Jotti
Soul in Action for Happy Solutions

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