Dalla carrozza di Gurdjieff ai giorni nostri

La condizione fondamentale dell’uomo è il sonno; l’uomo è addormentato, la sua coscienza è ipnotizzata, confusa; egli non sa chi è, non sa perché agisce, è una specie di macchina, un automa, cui tutto “succede”; non ha il minimo controllo sui propri pensieri, sulle proprie emozioni, sulla propria immaginazione, sulla propria attenzione; crede di amare, di desiderare, di odiare, di volere, ma non conosce mai le vere motivazioni di questi impulsi che compaiono e scompaiono come meteore; dice “io sono”, “io faccio”, “io voglio”, credendo di avere davvero un ego unitario, mentre è frammentario in una moltitudine di centri che di volta in volta lo dominano; si illude di avere coscienza di sé, ma non può svegliarsi da sé, può soltanto sognare di svegliarsi; pensa di poter governare la propria vita, ma è una marionetta diretta da forze che ignora; trascorre l’intera esistenza nel sonno e muore nel sonno; passa tutto il tempo in un mondo soggettivo cui non può sfuggire; non è in grado di distinguere il reale dall’immaginario; spreca le proprie energie a inseguire cose superflue; e solo qualche volta si rende conto che non è soddisfatto, che la vita gli sfugge, che sta sciupando l’occasione che gli è stata offerta.
(George Ivanovic Gurdjieff)

Anche oggi che ci troviamo a vivere nel XXI secolo, questo scritto di Gurdjieff, si rivela estremamente molto attuale.

Rispetto al secolo precedente, avendo l’opportunità di accedere a molte più informazioni grazie alle attuali scoperte scientifiche della fisica, delle neuroscienze della psicologia, senza escludere le scienze sociali, filosofiche, storiche, possiamo comprendere meglio il vero significato del suo profondo elaborato. 

Ma lo stato più significativo a cui porre attenzione in questa epoca, considerata da molti un tempo rivoluzionario per risvegliarsi da questo sonno antico,  sono gli strumenti che abbiamo a disposizione, quindi possiamo accedere a nuovi comportamenti e azioni per dis-identificare la coscienza che agendo per automatismi rallenta fortemente la trasformazione culturale che oggi tutti si attendono, una trasformazione che dovrebbe traghettare la Coscienza delle persone  dall’Ego (la maschera che si usa per interfacciarsi con la realtà, una maschera indispensabile con cui spesso ci identifichiamo) al Sé (il principio superiore dell’individuo,  che guida non solo la sua condotta esistenziale ma è il nucleo che da senso e scopo alla sua vita)

Questa coscienza è sopita perché gestita dalle molteplici identificazioni, generate dai seguenti indicatori: la struttura caratteriale, i ruoli che ci troviamo a svolgere come quelli di padre, madre, di professionisti o di dipendenti dentro a istituzioni, aziende etc., gli schemi mentali ereditati dalla famiglia, il contesto in cui operiamo, le abitudini sociali, le droghe, le ferite emotive, i traumi, le esperienze irrisolte.

Non si possono dimenticare ed aggiungere le tecnologie che con i vari social: Twitter, Instagram, Facebook hanno la capacità di portare via tempo e attenzione alla nostra abilità di fermarsi per ascoltare i nostri bisogni, per seguire la propria voce interiore, la propria anima, il nucleo dove risiedono le risorse, i talenti, i doni che caratterizzano la nostra unicità, andando di fatto ad accentuare il torpore in cui siamo caduti

L’anima è il luogo dell’essenza, è il luogo della propria verità ma contemporaneamente è il luogo dove si respira la profonda interconnessione con gli altri, dove ognuno trova il proprio spazio e la propria dimensione, dando senso e scopo alla nostra attuale esistenza. 

È la zona dove abbiamo la possibilità di percepire chiaramente l’infinito, ma per raggiungere questo stato di consapevolezza dobbiamo metterci in cammino, dedicarsi del tempo, risvegliare l’amore per sé stessi, la perseveranza, la determinazione, il coraggio, accompagnato dall’entusiasmo per raggiungere infine la gioia ed “essere gioia”.   

A favorire l’inizio del viaggio, alla scoperta di sé, è solitamente un evento rilevante, come: la perdita di una persona cara, di un lavoro, un trasferimento in una nazione sconosciuta, una sconfitta e molto altro.
Si sente il desiderio di rivolgersi a persone o professionisti che possano aiutare a sostenere il momento difficile da superare.

Sono proprio questi i momenti che possono predisporre l’individuo ad andare oltre al proprio dolore, mettendo in discussione ulteriori convinzioni, rigenerando così le proprie emozioni, mettendo in atto azioni sempre più in linea con il proprio sentire, diventando così i responsabili delle proprie scelte e della propria vita.

Cosi facendo si creano i presupposti per un contatto diretto e funzionale tra il “cocchiere” (lal mente) e il “passeggero” (l’anima), un cocchiere che a questo punto potrà guidare i propri “cavalli” (emozioni) senza infilarsi in percorsi pericolosi o perdere la strada. I cavalli manterranno tutto il loro potenziale energetico, ma diventando armonico, senza farsi influenzare negativamente dagli altri carri e cocchieri che si muovono sul nostro stesso percorso. E inoltre con tale connessione, e attenzione potremo aver ancora maggior cura della stupenda “carrozza“ che ci permette di fare la nostra esperienza di vita.

E come possiamo facilitare questo processo di connessione?
Si può cominciare con la psicoterapia, con la mindfulness, con un percorso formativo sull’autostima, con le  costellazioni familiari, con lo yoga della risata, con la biomusica, con la tecnica craniosacrale, con un percorso di  kinesiologia, con lo yoga, con la naturopatia oppure con lo stare in silenzio all’interno di uno spazio personale, insomma da qualunque  parte si possa iniziare, oggi, gli strumenti messi a disposizione sono moltissimi per risvegliare la propria anima e disinnescare gli automatismi della mente.
La motivazione per affrontare il cammino individuale e per rispondere in modo proattivo  al viaggio della vita, qualunque esso sia, è fondamentale.

Bisogna essere motivati, appassionati, essere guidati da alti valori, come: l’amore, il rispetto, l’etica assieme a pensieri positivi e produttivi che stimolano emozioni vantaggiose per azioni mirate alla nostra realizzazione.

Spesso possiamo accompagnare e sostenere i nostri percorsi individuali, facendoci aiutare dalle parole scritte da uomini e donne che hanno risvegliato già la propria coscienza e che possono aiutarci a raggiungere il risveglio della nostra anima, come questa poesia dal titolo “Invictus”,  scritta dal poeta inglese W.E. Henley nel 1875, la poesia che accompagnò N. Mandela durante la sua prigionia, che vi proponiamo:

 La notte che mi avvolge,
nera come la fossa dell’inferno,
rendo GRAZIE a qualunque
Dio ci sia per la mia anima invincibile.
La morsa feroce degli eventi
Non m’ha tratto smorfia o grido.
Sferzata a sangue dalla sorte
Non si è piegata la mia testa.
Di là, da questo luogo di lacrime,
si staglia solo l’orrore della fine.
Ma in faccia agli anni che
minacciano sono e sarò sempre
imperturbato.
Non importa quanto angusta
sia la porta, quanto impietosa
la sentenza, sono
IL PADRONE DEL MIO DESTINO,
IL CAPITANO, della mia
“ANIMA”

Concludiamo riprendendo l’affermazione di R. Dass: “La mente è sicuramente un ottimo servo, ma non un attendibile padrone”. Facciamo in modo che lo spirito sia il conducente della nostra anima, la quale possa diventare guida fiduciosa della nostra mente, affinché il frutto di tutto questo porti al pieno compimento di noi stessi.  

Anna Ercoli & Andrea Jotti
Soul in Action for Happy Solutions

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